Dall’analisi realizzata da Unioncamere in collaborazione con BMTI e Ref Ricerche sull’evoluzione delle principali tariffe per i servizi pubblici locali pagate dalle piccole e medie imprese italiane, emerge un aumento medio del +76,9% tra il 2021 e il 2022.

Gli aumenti di costo più marcati, pari al +124,6%, sono stati sostenuti dai ristoranti mentre più moderato l’incremento per i bar, con una variazione pari a +56,5% rispetto all’anno precedente.

Nel 2022 gli aumenti sono dipesi soprattutto dall’andamento del costo della fornitura di energia elettrica e gas naturale[1], rispettivamente cresciuti del +132,2% e +90,5%.

I rialzi dell’energia elettrica hanno interessato la componente relativa alla vendita (+172% in media) a seguito del forte aumento della materia prima. L’azzeramento degli oneri di sistema che l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente ha messo in atto nel IV trimestre 2021 e nel I, II e III trimestre 2022, è stato solo parzialmente in grado di calmierare tale aumento.

Gli incrementi del gas naturale, invece, hanno interessato la componente relativa alla materia prima (+291,3% rispetto al 2021) per effetto della forte risalita delle quotazioni dovuta alle tensioni in Ucraina.

Più contenuti gli aumenti relativi al servizio idrico (+6,1%). Tra le cause spicca la necessità di allineare le tariffe ai reali costi del servizio unita all’esigenza di sostenere gli investimenti per migliorare lo stato delle reti idriche.

Stabile, invece, la spesa per il servizio di gestione dei rifiuti urbani (-0,5%). L’evoluzione dei costi del servizio è soggetta ad un numero elevato di fattori: dalla dimensione del comune all’organizzazione del servizio di raccolta, dalla ripartizione dei costi fra le utenze alla capacità impiantistica.